Internal linking: trova pagine orfane e riduci la profondità di clic
Risposta breve: l’internal linking è l’insieme dei link con cui le tue pagine rimandano l’una all’altra, e secondo Google ogni pagina a cui tieni dovrebbe avere un link da almeno un’altra pagina del tuo sito. Per verificarlo cerca le pagine che nessuno collega (le pagine orfane), conta quanti clic separano le pagine importanti dalla home page (la profondità di clic) e correggi i link rotti o che passano da un reindirizzamento. Google non indica né una profondità ideale né un numero ideale di link, e nessuno può promettere che cosa cambierà per il tuo posizionamento.
Che cosa fa l’internal linking per Google?
La SEO Starter Guide di Google lo dice senza giri di parole: «Google primarily finds pages through links from other pages it already crawled.» In sostanza, Google trova le pagine soprattutto attraverso i link di pagine che ha già scansionato. Spesso sono pagine di altri siti, ma le tue pagine sono la parte che puoi gestire da solo. La guida aggiunge che la stragrande maggioranza delle nuove pagine che Google trova ogni giorno arriva attraverso i link, e la pagina sulle best practice per i link precisa che Google usa i link come segnale per la pertinenza delle pagine e per scoprire nuove pagine da scansionare.
Per questo l’internal linking ha due compiti. Porta i visitatori e Google da pagine che conoscono a pagine che ancora non conoscono, e il testo di ogni link dice a entrambi di che cosa parla la destinazione. Una sitemap non lo sostituisce: secondo la panoramica sulle sitemap di Google, aiuta i motori di ricerca a scoprire gli URL, ma non garantisce che vengano scansionati e indicizzati.
La Starter Guide rimette le cose in proporzione. Ti dice di non lasciare tutto per riorganizzare il sito, perché i motori di ricerca con ogni probabilità capiscono le tue pagine anche così come sono. Chiudi le lacune descritte sotto: una struttura nuova non ti serve.
Pagine orfane: che cosa sono e come trovarle
Una pagina orfana è una pagina a cui nessun’altra pagina del tuo sito rimanda. I visitatori non la raggiungono navigando, e Google può trovarla solo per altre strade: una sitemap, il link di un altro sito o un indirizzo che conosceva già. Le pagine di Google che abbiamo letto per questo articolo non usano né «orphan page» né «click depth»: entrambe le espressioni vengono dagli strumenti SEO. Google dice, nella pagina sulle best practice per i link: «Every page you care about should have a link from at least one other page on your site.» Ogni pagina a cui tieni ha dunque bisogno di almeno un link da un’altra pagina. La panoramica sulle sitemap lo dice in un altro modo: tutte le pagine che ritieni importanti dovrebbero essere raggiungibili con una qualche forma di navigazione, che sia il menu o siano link inseriti nelle pagine. Nei siti grandi, aggiunge Google, è più difficile esserne sicuri.
Non tutte le pagine orfane sono un errore. Una pagina di ringraziamento dopo un modulo, o una pagina che tieni fuori dalla ricerca di proposito, può restare senza link. L’errore è la pagina orfana che dovrebbe essere trovata: un vecchio articolo, una landing page che non è mai entrata nel menu, una pagina che ha perso i suoi link durante un restyling del sito.
Per trovarle confronta due elenchi. Il primo contiene tutte le pagine che esistono, ricavate dalla sitemap o dal CMS. Il secondo contiene tutte le pagine che un crawler raggiunge seguendo i link a partire dalla home page. Se una pagina è nel primo elenco ma non nel secondo, è orfana. C’è un limite: una pagina che non sta in nessuna sitemap e che nessuno collega non compare in nessuna scansione. La conosce solo il tuo CMS o il tuo server.
Profondità di clic: quanto è troppo?
La profondità di clic (in inglese click depth) è il numero di clic che un visitatore deve fare dalla home page per arrivare a una pagina, contati sul percorso più breve. La home page ha profondità 0, una pagina collegata dalla home ha profondità 1, e così via. Le pagine di Google che abbiamo letto non indicano alcun numero di clic oltre il quale siano «troppi».
Sulla struttura Google dice poco: organizzare il sito in modo logico può aiutare i motori di ricerca e gli utenti a capire come le pagine sono collegate. Per i siti con più di qualche migliaio di URL, secondo la Starter Guide l’organizzazione può influire su come Google esegue la scansione e l’indicizzazione, perché le cartelle che raggruppano argomenti simili aiutano Google a capire quanto spesso cambiano i loro URL. Riguarda le cartelle, non i clic.
SEOgrinder segnala le pagine dalla profondità 4 in poi. Quella soglia è una nostra regola, non di Google, e non quantifichiamo che cosa guadagnino nella ricerca le pagine meno profonde. Il motivo per tenere vicine le pagine importanti è più semplice: i visitatori fanno meno clic.
Due trappole:
- La profondità di clic non è la profondità dell’URL.
/negozio/scarpe/rosse/può essere a un solo clic dalla home page, se il menu rimanda lì, e/chi-siamopuò essere a cinque clic, se ci si arriva solo attraverso una lunga catena di pagine. - Il conteggio dipende dai link che includi. SEOgrinder segue ogni link interno presente nell’HTML, anche quelli del menu e del footer. Una pagina collegata dal footer conta come profondità 1, anche se pochi visitatori guardano lì. Leggi la profondità come un valore minimo, non come il percorso che fa la maggior parte delle persone.
Come correggere pagine orfane e pagine troppo profonde
- Decidi a che cosa serve la pagina. Se non ha uno scopo, eliminala: rispondi con 404 o 410, oppure reindirizzala con un 301 al suo sostituto. Se deve restare online ma fuori dalla ricerca, lasciarla senza link è una scelta valida.
- Collegala da una pagina sullo stesso argomento, dentro una frase che un lettore seguirebbe: un articolo, una pagina di categoria o una pagina di raccolta. Secondo Google un buon testo del link (l’anchor text) è descrittivo, abbastanza conciso e pertinente per entrambe le pagine.
- Accorcia i percorsi con pagine snodo. Porta le pagine importanti nel menu o in una pagina tematica che le raccoglie, e aggiungi briciole di pane e link tra pagine affini. Il nostro blog funziona così: ogni lingua ha una panoramica che collega ogni articolo.
- Non riempire il menu. Google scrive: «There's no magical ideal number of links a given page should contain.» Non esiste quindi un numero ideale magico. Se pensi che siano troppi, aggiunge Google, probabilmente lo sono.
- Tieni la sitemap, ma non affidarti a lei. Una voce nella sitemap è un suggerimento per Google, non un link sul tuo sito.
- Ricontrolla e aspetta. Secondo la Starter Guide, per giudicare una modifica conviene probabilmente aspettare qualche settimana.
Scrivere link che Google riesce a seguire
Google scrive che in genere può scansionare un link solo se è un elemento <a> con un attributo href, e che la maggior parte dei link in altri formati non viene letta. I link inseriti con JavaScript funzionano se usano questo markup.
<a href="/blog/guida">guida all'internal linking</a> <!-- funziona -->
<a href="/blog/guida" onclick="track()">guida</a> <!-- funziona: l'href c'è -->
<span href="/blog/guida">guida</span> <!-- sconsigliato -->
<a onclick="goTo('/blog/guida')">guida</a> <!-- sconsigliato: manca l'href -->
Conta altrettanto il testo visibile. Google chiede un testo descrittivo e cita «click here» e «read more» come cattivi esempi; per un link su un’immagine usa il testo alt come testo del link. SEOgrinder segnala entrambi i problemi come «N link senza testo» e «Testi dei link generici».
Link interni rotti e reindirizzati
Un link verso una pagina che risponde con un errore è un vicolo cieco per i visitatori: riparalo o eliminalo, oppure, se la destinazione è stata spostata, fallo puntare al nuovo indirizzo. Un link la cui destinazione reindirizza funziona ancora, ma la tua navigazione può puntare direttamente all’indirizzo finale.
Che cosa controlla SEOgrinder sull’internal linking
Trasparenza: SEOgrinder è il nostro strumento gratuito, e lo costruiamo noi. Inserisci l’indirizzo di un sito pubblico e ricevi un report senza account. Sui link segnala questo:
- Scheda «Pagina su Google», riquadro «Verifica dei link»: i link interni della pagina analizzata (fino a 60) e fino a 30 immagini, divisi in «Funzionanti», «Rotti» e «Tramite reindirizzamento». Attività: «N link interni sono rotti», «N link interni passano da una deviazione», «N link senza testo», «Testi dei link generici». Controlla una pagina, non l’intero sito.
- Scheda «Sito», riquadro «Scansione del sito»: segue i link a partire dalla pagina iniziale e mostra «Profondità di clic max.» e, sotto «Struttura», «Dalla profondità 4» e «Pagine orfane». Attività: «N pagine non ricevono alcun link interno» e «N pagine richiedono quattro clic o più». Su seogrinder.com la scansione è limitata a 500 richieste (contano anche reindirizzamenti e nuovi tentativi); quando il limite viene raggiunto, il report lo dice e i rilievi valgono solo per la parte controllata.
- Con i dati di Search Console: l’attività «Pagine richieste ma poco collegate nel contenuto» elenca le pagine che Google mostra già e che poche altre pagine collegano nel proprio testo.
Qui «orfana» significa: un indirizzo della sitemap a cui nessuna delle pagine scansionate rimanda; le pagine con noindex restano escluse. Senza sitemap non c’è nulla da confrontare. Se i link nascono solo nel browser, o se la scansione si è interrotta prima del tempo, una pagina non collegata non si può escludere. In questi casi il riquadro dice «non verificabile» e ne indica il motivo. Le pagine orfane elencate sono reali; che non ce ne siano altre è dimostrato solo quando ogni indirizzo della sitemap è stato visitato. SEOgrinder non vede una pagina che non è né nella sitemap né in alcun link, e non misura il posizionamento.
Lo abbiamo provato sul nostro blog
Il 5 novembre 2026 abbiamo confrontato con la sitemap la panoramica del blog di ogni lingua. Il footer della nostra home page rimanda alla panoramica del blog, e la panoramica inglese rimanda alle panoramiche di tutte e dodici le lingue. Per l’inglese bastano due comandi per ottenere i numeri:
curl -sS https://seogrinder.com/en/blog | grep -o 'href="/en/blog/[^"]*"' | sort -u | wc -l
curl -sS https://seogrinder.com/sitemap.xml | grep -o '<loc>https://seogrinder.com/en/blog/[^<]*' | wc -l
Entrambi hanno restituito 34. Abbiamo ripetuto il confronto con gli altri undici codici lingua. La sitemap elenca 408 indirizzi di articoli, e ognuno è collegato dalla panoramica della sua lingua. Gli articoli più profondi sono a tre clic dalla home page (home page, panoramica inglese, panoramica della lingua, articolo). Questa è una verifica dei link, non del posizionamento, e vale solo per ciò che la nostra sitemap elenca quel giorno.
Errori comuni
- Lasciare che la sitemap faccia le veci dei link. È un suggerimento, non una strada che i visitatori possano percorrere.
- «Clicca qui» e «leggi di più». Nomina la destinazione.
- Gestori di clic al posto dei link. Usa
<a href>: Google non riesce a seguire in modo affidabile un evento di script che fa le veci di un link. - Confondere profondità dell’URL e profondità di clic. Conta i clic, non gli slash.
- Collegare a indirizzi vecchi. Un link che passa da un reindirizzamento funziona, ma è una deviazione che puoi togliere.
- Giudicare il risultato dopo pochi giorni. Google consiglia di aspettare qualche settimana.
Domande frequenti
Quanti link interni dovrebbe avere una pagina?
Google non indica un numero. Dice che non esiste un numero ideale magico di link per pagina e che, se pensi che siano troppi, probabilmente lo sono.
Le pagine orfane o troppo profonde danneggiano il posizionamento?
Le pagine di Google che abbiamo letto non lo dicono. Dicono che ogni pagina a cui tieni dovrebbe avere un link da almeno un’altra pagina e che una sitemap non garantisce né la scansione né l’indicizzazione. Che cosa una modifica cambierà nella posizione, nessuno può prometterlo. Meno clic però aiutano i visitatori a raggiungere una pagina: guarda quindi per prime le pagine più profonde.
Il prossimo passo
Analizza il tuo sito con SEOgrinder, apri la scheda «Sito» e guarda «Pagine orfane» e «Dalla profondità 4». Prendi la prima pagina a cui tieni e aggiungi un link da una pagina affine, con un testo che nomini l’argomento. Poi premi Ricontrolla. Per vedere dove stanno i link tra gli altri controlli di un audit, usa la nostra checklist audit SEO.