Google penalizza i testi AI? Cosa dicono davvero le norme sullo spam

Di SEOgrinder · Pubblicato il · 10 min di lettura

Risposta breve: Google non penalizza i testi AI solo perché li ha scritti una macchina: secondo Google, un uso appropriato dell’AI non è contrario alle sue linee guida. Le norme sullo spam colpiscono le pagine create soprattutto per manipolare i ranking di ricerca, comunque siano prodotte, e fanno l’esempio di molte pagine generate con strumenti di AI senza aggiungere valore per gli utenti. Il criterio sono lo scopo e il valore per i lettori, non lo strumento.

Le pagine di Google citate qui sotto le abbiamo lette il 4 novembre 2026. Dove una frase è una nostra lettura e non di Google, lo diciamo.

I testi AI sono vietati dalle regole di Google?

No. Google risponde nel suo post con FAQ sui contenuti generati con l’AI del febbraio 2023: «Appropriate use of AI or automation is not against our guidelines.» Un uso appropriato dell’AI o dell’automazione, quindi, non viola le linee guida. La frase successiva traccia il confine: «appropriato» vuol dire che l’AI non viene usata per generare contenuti soprattutto allo scopo di manipolare i ranking di ricerca, cosa che è contraria alle norme di Google sullo spam.

Le stesse FAQ rispondono alla domanda sul posizionamento: «Using AI doesn’t give content any special gains. It’s just content.» L’AI non dà quindi ai contenuti vantaggi particolari: è semplicemente contenuto. Se il contenuto è utile, valido e originale, nella Ricerca può andare bene; se non lo è, può darsi di no. Google paragona l’AI a un’ondata precedente di testi prodotti in serie da persone: dice di aver migliorato i propri sistemi per premiare la qualità invece di vietare un tipo di autore.

Nel marzo 2024 Google ha aggiunto una norma. In un post sul core update e sulle nuove norme sullo spam si chiede se questo cambi il modo in cui considera i contenuti AI rispetto allo spam. La risposta: la linea di lungo corso è che l’automazione, AI generativa compresa, è spam se lo scopo principale è manipolare il ranking nei risultati di ricerca, e la norma aggiornata è «in the same spirit of our previous policy». Ciò che è cambiato è che la norma è stata ampliata per tenere conto di metodi più sofisticati di creazione di contenuti su larga scala, in cui non è sempre chiaro se un contenuto di bassa qualità sia nato solo dall’automazione.

Che cosa dice la norma sullo spam sui testi AI?

La regola si trova nelle norme sullo spam di Google con il nome di «abuso di contenuti su larga scala» (in inglese «scaled content abuse»): «Scaled content abuse is when many pages are generated for the primary purpose of manipulating search rankings and not helping users.» La norma aggiunge che l’abuso riguarda in genere grandi quantità di contenuti non originali con poco o nessun valore, «no matter how it’s created», cioè comunque siano stati creati. Tra gli esempi:

  • usare strumenti di AI generativa o altri strumenti simili per generare molte pagine senza aggiungere valore per gli utenti
  • fare scraping di feed, risultati di ricerca o altri contenuti per generare molte pagine, anche con sinonimi o traduzioni, quando il valore offerto è scarso
  • unire o ricucire contenuti di pagine diverse senza aggiungere valore
  • creare più siti con l’intento di nascondere la natura su larga scala dei contenuti
  • creare molte pagine che per un lettore hanno poco o nessun senso ma contengono parole chiave di ricerca

Dalle parole della norma discendono tre cose. Primo, conta lo scopo principale: manipolare i ranking invece di aiutare le persone. Secondo, la regola non è contro le macchine. Il post del marzo 2024 dice che Google può intervenire «no matter whether content is produced through automation, human efforts, or some combination of human and automated processes», cioè indipendentemente dal fatto che i contenuti nascano dall’automazione, dal lavoro umano o da entrambi. Anche una content farm con autori umani ci rientra. Terzo, la definizione parla di «many pages» ma non indica nessun numero, e la norma non cita nessuna quota di testo scritto dall’AI.

Che cosa succede a un sito che infrange la regola?

La norma sullo spam dice le conseguenze senza giri di parole: «Sites that violate our policies may rank lower in results or not appear in results at all.» I siti colpiti possono quindi posizionarsi peggio o sparire del tutto dai risultati. Google individua le violazioni con sistemi automatici e, se serve, con una revisione umana da cui può derivare un’azione manuale. Nelle FAQ Google cita uno dei suoi sistemi: SpamBrain analizza schemi e segnali per riconoscere i contenuti spam, «however it is produced», in qualunque modo siano prodotti.

Un’azione manuale è l’unico caso che puoi vedere. Secondo la guida al report Azioni manuali, Google ti avvisa in quel report e nel Centro messaggi di Search Console. L’azione «Gravi problemi di spam» («Major spam problems») cita l’abuso di contenuti su larga scala accanto al cloaking come esempi di tecniche di spam aggressive. La strada per rimediare comincia così: «Fix the issue on all affected pages», cioè il problema va risolto su tutte le pagine interessate. Poi si chiede un esame con «Richiedi esame» e si portano esempi dei contenuti scadenti rimossi e dei contenuti buoni aggiunti. Secondo Google, un esame può richiedere diversi giorni o settimane.

Se il report è vuoto e il traffico è crollato lo stesso, le pagine che abbiamo letto non offrono un test che dimostri una penalizzazione per spam da parte di un sistema automatico. La pagina sui contenuti utili suggerisce invece un’analisi: guarda quali pagine hanno perso, e per quali ricerche, e confrontale con le sue domande (prossima sezione).

Per le pagine deboli che hai già, la norma sullo spam dice «exclude it from Search» e rimanda alla pagina di Google su come controllare ciò che condividi. Lì si legge che consentire l’indicizzazione di contenuti di bassa qualità «may have a negative effect on your site’s ranking». Eliminare il contenuto è il modo migliore per tenerlo fuori dalla Ricerca, e la pagina cita la regola noindex tra le altre possibilità. La nostra lettura: decidi pagina per pagina se migliorarla, eliminarla o escluderla.

Quanti testi AI sono troppi?

Google non indica nessun numero. Nelle pagine di Google che abbiamo letto per questo articolo (la norma sullo spam, la pagina sui contenuti utili, le indicazioni sull’AI generativa, il post del 2023, il post del 2024, il report Azioni manuali e la pagina su come controllare ciò che condividi) non compare alcuna percentuale né una quota di testo scritto dall’AI. Una regola del tipo «fino al X per cento di AI è sicuro» non viene da Google.

Al posto di un numero Google dà domande. La sua pagina sui contenuti utili elenca dei segnali di allarme, e rispondere sì ad alcune o a tutte è «a warning sign that you should reevaluate how you’re creating content», un segnale che dovresti rivedere come crei i contenuti:

  • «Are you using extensive automation to produce content on many topics?» Usi un’automazione estesa per produrre contenuti su molti argomenti?
  • «Are you producing lots of content on many different topics in hopes that some of it might perform well in search results?» Produci tanti contenuti su argomenti diversi sperando che qualcuno funzioni nei risultati di ricerca?
  • «Are you mainly summarizing what others have to say without adding much value?» Ti limiti a riassumere ciò che dicono gli altri senza aggiungere molto valore?

Sul lato positivo si chiede, per esempio, «Does the content provide original information, reporting, research, or analysis?» (il contenuto offre informazioni, reportage, ricerche o analisi originali?) e «Does the content provide substantial value when compared to other pages in search results?» (offre un valore sostanziale rispetto alle altre pagine nei risultati?). Chiede anche se scrivi per raggiungere un certo numero di parole perché hai sentito che Google ne preferisce uno, e risponde tra parentesi: «No, we don’t.»

La stessa pagina descrive come i quality rater, cioè i valutatori della qualità della ricerca, giudicano il contenuto principale. Un criterio è lo sforzo, e «using generative AI to produce large amounts of text without manual oversight or curation represents little to no effort». Google dice anche che i dati dei valutatori «is not used directly in our ranking algorithms»: non vengono usati direttamente negli algoritmi di ranking. I valutatori aiutano Google a verificare se i suoi sistemi funzionano. La nostra lettura: la frase ti dice che cosa Google considera un contenuto scadente, non come viene valutata una singola pagina.

Che cosa chiede Google prima di pubblicare testi AI?

Le indicazioni di Google sui contenuti generati con l’AI indicano un uso che Google approva: «Generative AI can be particularly useful when researching a topic, and to add structure to original content.» Chiedono però anche lavoro: «It is critical to manually factcheck and review all AI-generated content for accuracy and trustworthiness before publishing.» La verifica riguarda anche i metadati, cioè gli elementi title, le meta description, i dati strutturati e i testi alternativi, perché possono comparire nei risultati di ricerca.

Altri due punti riguardano le persone. Google incoraggia a indicare gli autori in modo corretto dove i lettori se lo aspettano, e mette in guardia contro l’inganno: foto profilo generate con l’AI, nomi inventati o credenziali false su contenuti che sembrano scritti da esperti umani sono «a form of deception». Quanto all’indicazione dell’uso dell’AI, Google formula una raccomandazione, non una regola: «consider adding information on how your content was created in a way that makes sense for your audience». Secondo le sue FAQ, le indicazioni sull’uso di AI o automazione sono utili dove qualcuno potrebbe chiedersi come è stato creato il contenuto.

Che cosa controlla SEOgrinder, e che cosa no

SEOgrinder è il nostro strumento, e lo costruiamo noi. Non verifica se un testo è stato scritto da un’AI, perché al suo interno un controllo del genere non esiste. Può però mostrare i segnali a cui puntano le domande di Google:

  • Nessun autore indicato e Nessuna data sulla pagina compaiono sulle pagine di tipo editoriale: l’autore mancante come nota sotto «Per tua informazione», la data mancante come attività. Valgono quando la pagina non indica nessun autore o non mostra né una data di pubblicazione né una di aggiornamento.
  • La scansione del sito elenca le Pagine scarne: articoli e, con i dati di Search Console, pagine che hanno già impressioni, con meno di 300 parole di contenuto principale. Il 300 è una soglia di SEOgrinder. Google non indica nessun numero di parole.
  • La stessa scansione segnala le coppie di pagine quasi identiche, a partire dall’80% di sovrapposizione, confrontate su sequenze di cinque parole.

SEOgrinder non sa se il tuo sito ha un’azione manuale: lo mostra il report Azioni manuali in Search Console. Non misura nemmeno i posizionamenti e non ne promette nessuno.

Errori comuni

  • Leggere «non vietato» come «sicuro in qualsiasi quantità». La norma ruota attorno a molte pagine senza valore.
  • Pubblicare l’output dell’AI senza leggerlo. Google definisce la verifica critica, e comprende titoli, descrizioni e testi alternativi.
  • Cercare una percentuale. Nessuna delle pagine che abbiamo letto ne indica una.
  • Inventare un autore. Nomi e foto profilo inventati sono ciò che Google chiama inganno.
  • Prendere le linee guida dei valutatori per una formula di ranking. Google dice che i dati dei valutatori non vengono usati direttamente nel ranking.
  • Scambiare le 300 parole di SEOgrinder per il limite di Google. È un segnale per guardare più da vicino, non una regola.

Domande frequenti

Google riesce a capire se un testo è stato scritto da un’AI?

Nelle pagine che abbiamo letto, Google non dice di rilevare i testi AI. Dice che i suoi sistemi analizzano schemi e segnali per riconoscere lo spam, in qualunque modo sia prodotto. La norma vale sia che i contenuti nascano dall’automazione, sia da persone, sia da entrambe, quindi la domanda che Google pone a una pagina riguarda il suo scopo e il suo valore.

I testi AI fanno male alla SEO?

Non in sé. Google dice che l’AI non dà ai contenuti vantaggi particolari e che contenuti utili, validi e originali possono andare bene. A fare danno sono i contenuti che Google elenca come spam o privi di valore: molte pagine fatte per manipolare i ranking.

Devo indicare che un testo è stato scritto con l’AI?

Nelle indicazioni di Google sulla Ricerca nessuna regola lo dice. Google raccomanda di valutare un’indicazione su come è stato creato il contenuto, dove i lettori potrebbero ragionevolmente aspettarsela. Per i negozi online, Google Merchant Center ha norme separate per i contenuti generati con l’AI.

La norma vale anche per i testi scritti da persone?

Sì. L’abuso di contenuti su larga scala si definisce in base allo scopo e alla mancanza di valore, «no matter how it’s created».

Il prossimo passo

Prendi le tue cinque pagine più deboli e poni a ciascuna le domande di Google: aggiunge qualcosa che un lettore non può ottenere riassumendo altre pagine, e qualcuno ne ha verificato i fatti? Poi avvia l’analisi gratuita del tuo sito con SEOgrinder per vedere a quali pagine mancano autore o data e quali sono scarne o quasi duplicate. Se usi l’AI nel tuo flusso di lavoro, tieni ferma una regola: la verifica manuale dei fatti prima di pubblicare, come chiede Google.

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